Rivisitazione creativa della Pasta al Pomodoro

Era circa un mese fa quando mi chiesero se mi fosse stato possibile pensare a una pasta al pomodoro un po’ diversa, nuova, rivisitata. La pasta al pomodoro è un mostro sacro della cucina italiana, ho pensato io, come renderla diversa mantenedola classica e autentica? L’idea mi è venuta verso la fine di settembre, quando le piante di pomodori stavano sparando gli ultimi colpi, pomodori belli rossi e maturi…perchè non giocare sulla presentazione della pasta al pomodoro piuttosto che sulla ricetta in se? In fondo ognuno di noi ha la propria personale ricetta di “pummarola”, quella della nonna, del cuore, e ognuno di noi usa la pasta preferita, chi i più classici spaghetti, chi i maccheroni, chi le penne…questa è la mia!

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Ingredienti (per 2 persone):

Portare a ebollizione una pentola d’acqua e salare, quindi versare la pasta. In una padella far rosolare nell’olio un trito composto da carota, aglio e scalogno. Prendere i due pomodori e tagliare la cima, svuotarli della polpa e metterli ad asciugare a testa in giù.
Prendere la polpa e aggiungerla in padella insieme alla passata di pomodoro. Far cuocere dieci minuti a fuoco dolce quindi sminuzzare grossolanamente il basilico e aggiungerlo insieme al sale e al pepe a fine cottura, a fuoco vivo per un paio di minuti.
Cuocere la pasta per il tempo riportato sulla confezione lasciandola un po’ indietro di cottura (se sulla confezione dice 10 minuti, cuocetela 8).
Scolare bene la pasta e passarla in padella a fuoco vivo finchè il sugo non si sarà ben amalgamato. Guarnire con una spolverata di pepe.
Presentare ogni porzione arrotolandola all’interno di un pomodoro e completare con un ciuffetto di basilico viola.
Aggiungere eventualmente del formaggio grattugiato.

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La pasta al pomodoro presentata in questo modo rende il piatto più divertente e questo può essere un vantaggio quando a tavola ci sono dei bambini. Il pomodoro qui usato ha una polpa molto consistente e la pasta di quinoa resta al dente con un gusto delicato che lascia ben fuoriuscire tutte le note del pomodoro e del basilico viola, una rara varietà di basilico mediterraneo.

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Vero e proprio sinonimo di Made in Italy, gli spaghetti (al pomodoro e non) hanno saputo precedere, accompagnare e poi sintetizzare – nel bene e nel male, tra verita’ e pregiudizio – la nostra stessa identita’ nazionale.
Rivelano la loro anima nazionalpopolare grazie a Trilussa e al sonetto La politica, del 1915, riuscendo nel miracolo di mettere d’accordo una famiglia composta da un padre democratico-cristiano e da tre figli (socialista, monarchico e repubblicano) dalle idee politiche molto diverse.

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Mentre Prezzolini scriveva che “gli spaghetti hanno diritto d’appartenenza alla civilta’ italiana come e piu’ di Dante”.
Gli spaghetti viaggiano nelle stive dei Transatlantici con cui milioni d’italiani, in varie ondate tra le fine dell’Ottocento e la prima meta’ del Novecento, inseguono i loro sogni di emigranti in cerca di pane e lavoro. I Fratelli Marx, in uno dei loro film piu’ celebri, Una notte all’opera, documentano questa realta’ immaginandosi clandestini in rotta verso New York, affamati e pronti a sognare (prima) e ad abbuffarsi, poi, con una montagna d’italianissimi spaghetti. Per gli emigranti – e per chi li guarda e giudica, non sempre con benevolenza – gli spaghetti cominciano a diventare tratto indelebile d’identita’ nazionale. Sono un segno, ostentato con orgoglio, del loro essere, per sempre e nonostante tutto, italiani. Al limite, nella logica dell’accettazione del cosiddetto sogno americano, si accettera’ la contaminazione, e ne nascera’ il piatto simbolo dell’opulenza raggiunta: gli spaghetti “meat balls”, immortalati da Disney in Lilli e il Vagabondo. E cioe’ gli spaghetti con le polpette sopra. Carne e pasta, primo e secondo: cosi’ la fame, e la poverta’, sono solo un lontano ricordo.

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E’ un piatto estremamente semplice quanto gustoso che non può che accontentare anche i palati più raffinati, la pasta al pomodoro mette sempre tutti d’accordo!

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